MOSTRA SAN MARTINO 2025
Federico Ranghino

Biografia
Sono un fotografo vercellese, classe 1975. Essere un amatore mi permette di concentrarmi sui progetti in cui credo, sviluppandoli con i giusti tempi.
Dal 2012 documento il territorio piemontese, a partire dal progetto “Alla Scoperta del Canale Cavour”.
Negli ultimi anni mi sono focalizzato su temi cruciali: la conservazione del territorio, il consumo di suolo e le fonti energetiche rinnovabili.
Il mio ultimo lavoro, “La Baraggia di Candelo”, è stato esposto alla Burcina e a Candelo. La fotografia è per me uno strumento per preservare e raccontare il patrimonio naturale e culturale che ci circonda.

La quiete del lago
Sulle rive di un tempo lento
C’è un momento, sul lago di Viverone, in cui il tempo sembra fermarsi. L’acqua, incastonata tra le colline moreniche dell’anfiteatro di Ivrea, riflette il cielo con una calma quasi irreale. Il profilo dolce delle rive, i canneti, le barche attraccate: tutto invita al silenzio, alla sospensione, all’ascolto.
Le immagini nascono da passeggiate tra Viverone, Azeglio e Piverone, nei mesi in cui il turismo tace e il lago torna a essere dei pescatori, dei cigni. Un pontile che si allunga nell’acqua, una barca che scivola nella foschia: scene quotidiane, eppure sospese, in cui la vita respira con la stessa lentezza dell’acqua.
C’è, in questa quiete, un sapore sottile di nostalgia. I lidi chiusi, le sedie abbandonate sulle rive raccontano una stagione passata che lascia dietro di sé un’eco dolce. Il lago diventa così un luogo della memoria, dove ogni immagine trattiene un ultimo barlume di luce prima del tramonto.
La quiete del lago è un invito a rallentare, a contemplare. Un viaggio lento in un Piemonte d’acqua e silenzio, dove ogni fotografia è un frammento di tempo sospeso — un respiro profondo, un istante che non vuole finire.
















